Le Marche fuori dalle città: tra escursionismo e cavalcate

Le Marche nascondono tesori storici e architettonici notevoli, ma ce ne sono altri che non hanno visto la mano dell’uomo. Uscendo dalle strade asfaltate dei centri cittadini ci si può perdere tra le pieghe dell’Appennino, su per il Conero, i Sibillini, o giù nelle grotte di Frasassi. E se non si ha desiderio di infilare gli scarponi da trekking, le Marche celano boschi di faggio, fiumi limpidi, e altopiani dove d’estate arrivano solo le mucche e qualche persona a cavallo.
La montagna a piedi… e a cavallo
I Sibillini sono noti a chiunque sia appassionato di montagna. Per chi prende sul serio le scalate, non c’è che l’imbarazzo della scelta: il Vettore a 2476 metri, il Lago di Pilato che ospita un crostaceo che non vive in nessun altro luogo, le Lame Rosse sopra il Lago di Fiastra, la Gola dell’Infernaccio con l’eremo di San Leonardo incastrato nella parete. Chi vuole staccare dalla civiltà per qualche giorno potrà considerare il Grande Anello e i suoi 124 chilometri percorribili in nove giorni attorno a tutta la catena. E chi ha poco tempo? Niente paura. Chi ha una sola giornata a disposizione può scegliere il sentiero lungo il Lago di Fiastra, una dozzina di chilometri tra andata e ritorno, con le cime riflesse nell’acqua; oppure salire da Sassotetto al Monte Valvasseto, dove si cammina su prato e roccia fino a una vetta che guarda il mare.
I Sibillini si prestano anche a lunghe cavalcate. Le escursioni di uno o più giorni nel Parco sono pensate soprattutto per esperti, ma i maneggi della zona organizzano anche uscite più brevi per chi sa tenere il passo di un cavallo anche senza essere un fantino.
Tra tutti, poi, merita una menzione a parte il Monte Sibilla – la cui leggenda ha dato il nome ai Sibillini – che con i suoi 2173 metri è una delle cime più alte della catena e anche una delle più cariche di storia. Qui, secondo la tradizione, viveva la Sibilla, profetessa e regina di un regno sotterraneo di fate. La grotta che porta il suo nome, sopra Montemonaco, attirò per secoli cavalieri, negromanti e viaggiatori in cerca di avventure. Ne parlano il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino e il francese Antoine de la Sale, che la visitò nel Quattrocento. La salita è per gambe allenate, ma la ricompensa è un panorama che spazia dalla dorsale appenninica fino al mare.
I gioielli nascosti dell’Appennino
Non bisogna pensare che le località di montagna siano tutte impervie da raggiungere. Esistono posti ancora abitati e che hanno la fortuna di trovarsi a pochi passi da luoghi mozzafiato.
Monte San Vicino e Canfaito: È una riserva regionale con una faggeta che a ottobre si tinge di rame e a giugno offre frescura. Si cammina bene, i dislivelli sono accettabili, e la vista dalla cima arriva dalla costa fino ai Sibillini. È uno di quei posti dove si incontrano tanti cavalli e mountain bike quanto escursionisti.
Piani di Montelago: Un altopiano carsico a oltre mille metri, tra prati, doline e boschi di faggio, a due passi da Sefro. D’estate le mandrie, d’inverno la neve; in mezzo, escursioni facili per ogni livello, con qualche cascata nei dintorni. È un luogo poco noto, il che vuol dire pace assicurata.
La Gola di Pioraco e la Gola del Fiastrone: Roccia calcarea, acque verdi, passaggi stretti; la seconda è adatta a chi non soffre le altezze, essendoci diversi tratti esposti.
Monte Catria e Fonte Avellana: Il Catria è una montagna lunga e larga, con creste panoramiche e un’aria quasi alpina. Ai suoi piedi sorge il monastero di Fonte Avellana, quello che Dante ricorda nel ventunesimo canto del Paradiso. Si può salire in vetta e poi scendere a vedere il monastero.
Gola del Furlo: Una forra profonda tra il Pietralata e il Paganuccio, con il fiume Candigliano verde smeraldo e la Via Flaminia romana che ci passa ancora in mezzo. Il sentiero con la terrazza panoramica è breve e spettacolare. Poco lontano, Acqualagna porta fieramente avanti la tradizione del tartufo, e a ottobre e novembre non è difficile trovarne di vero.
Monte Nerone e Montefeltro: Più a nord le colline salgono verso il Monte Nerone, il Carpegna, il Sasso Simone e Simoncello. È quasi un’altra Marche, più alta, più boschiva, quasi senza turisti.
Le gole di Frasassi e Fabriano: Il Parco della Gola della Rossa e di Frasassi è la più estesa area protetta regionale e per la maggior parte non sono grotte ma creste, boschi e valloni. Dalla zona di Fabriano parte inoltre un cammino che attraversa la regione da ovest a est fino al Conero, per chi vuole fare qualche giorno di strada. Più vicino, tra Fabriano e Sassoferrato, ci sono la Valle delle Prigioni, la Gola del Sentino e quella del Corno, bellissime e quasi ignote.
La costa a piedi e a cavallo
Il Conero offre dei meravigliosi trekking a strapiombo sul mare tra leccete e macchia mediterranea. Non si possono non citare Portonovo, Sirolo e l’abbazia di San Pietro. A Numana e Sirolo è anche possibile una cavalcata sulla sabbia bagnata, e i maneggi della zona organizzano uscite di un’ora o poco più, con vista sulle scogliere. Sono adatte anche a chi non ha mai montato e vuole provare un’esperienza così originale.
A nord, il Parco del San Bartolo, tra Pesaro e Gabicce, ha circa dieci chilometri di falesia con ginestre e boschi di roverella; e le colline di Urbino si prestano a passeggiate a cavallo con panorami che sembrano usciti da un quadro del Rinascimento.
Le colline nel mezzo
Cingoli e il suo lago, a Castreccioni, offrono un anello di una quindicina di chilometri e percorsi praticabili anche a cavallo e in bicicletta. L’Abbadia di Fiastra, vicino a Tolentino, è una riserva con bosco planiziale e anelli facili. Loro Piceno e le colline maceratesi sono perfette per camminate senza pretese, con i Sibillini all’orizzonte da una parte e il mare dall’altra.
La giornata rilassante tra cibo e natura
Una buona giornata in natura nelle Marche deve finire per forza a tavola. Dopo una camminata sui Sibillini ci sta bene un piatto di vincisgrassi o delle pappardelle al cinghiale; a Fabriano si trova il salame, presidio Slow Food; nell’entroterra c’è il ciauscolo, spalmabile e speziato, e la crescia sfogliata; nei dintorni di Matelica il Verdicchio ha un carattere acidulo e minerale, mentre quello dei Castelli di Jesi, più vicino alla costa, è più fruttato e mediterraneo. Chi sale a Castelluccio assaggia le lenticchie, e non c’è niente di meglio nelle giornate fredde.
Chi vive tra queste colline non ha bisogno di organizzare una gita con giorni di anticipo: il bosco, il lago e il sentiero sono a pochi minuti da casa, e la camminata della domenica mattina può diventare un’abitudine. È anche per questo che molti di coloro che scelgono le Marche dall’estero finiscono per cercare casa proprio nell’entroterra collinare o sulle coste meno turistiche, dove il ritmo è lento e la natura comincia subito fuori dalla porta. Che sia una mattina di cammino in un posto d’altura – come Canfaito o i Piani di Montelago – con un pranzo in un agriturismo della zona, o un pomeriggio a cavallo sulla spiaggia, o ancora un trekking impegnativo, una cosa è certa: vicino ai tesori architettonici, le Marche offrono quelli naturali.
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